46_PALLE DI CARTA
(Genova, 7 gennaio 2008, lunedi)
con un simile cielo,
ad una tenda così compatta
e senza speranza nelle varianti di grigio,
lo sguardo ripiega in terra
un gatto guardingo scende il pendio di verdura bagnata,
tasta il terreno con zampa prudente,
poi non convinto cambia percorso,
indietro ritorna
in una delle case che ho abitato,
una grande terrazza verso il mare
era circondata da uno stretto viottolo con alte pareti
e gatti su bordi e mattoni, di muri e giardini
in una ben composta pila,
le palle di carta di giornale, bagnate e compresse
erano messe ad asciugare al sole estivo,
come scorta per avviare la stufa d’inverno
era l’epoca del calore a legna nella cucina,
del carbone nella caldaia, il braciere nella stanza,
lo scaldino dentro il letto:
il garzone porta su per le scale
la bombola di gas e la barra di ghiaccio
avvolta in tela di sacco,
subito infilata nell’apposito tabernacolo,
rivestito di zinco e con la porta a scatto
in strada una piccola bottega vende gli estremi
di ghiaccio e carbone,
e nel mezzo patate nei sacchi,
cipolle in trecce appese, pentole di terra
e ventole di piume per ravvivare la fiamma
ma dell’inverno in quell’estate non mi curavo
e la previdente provvista mi forniva
compatte munizioni per bersagliare senza scampo
i gatti come gl’indiani dall’alto della collina
nel tempo ho strappato giornali delle annate trascorse,
testimone delle notizie di cui ho fatto cartoccio,
custode della raccolta di pagine
da bruciare in tempi migliori:
anni di parole ho lanciato sui gatti
e ne ho anche colpito ben pochi

lunedì 14 gennaio 2008
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