106_A SUO TEMPO
(Genova, 7 marzo 2008, venerdi)
due pieghe si rincorrono in cielo,
un grigio lenzuolo si rimbocca
sotto una più scura coperta:
un letto agitato da un vento scalciante
che per tutta la notte ci ha sbuffato all’orecchio,
tra un tonfo e un cigolio,
infilando sotto la porta un fruscio incessante,
un biglietto in cui si presenta ospite mattutino
tirata da monte, la tela poi si apparecchia
come balza ricamata di una tovaglia
che tocca il mare:
il vento urta e dal tavolo cade ogni arredo,
la strada è coperta di cocci di vaso,
i giardini di foglie morte resuscitate dagli angoli,
di fiori appena sbocciati e già sparsi,
di mimose che hanno smorzato l’anticipato lume
a suo tempo
aver desiderato che cambi non mitiga l’inverno,
aver mosso appena un passo ad una stagione migliore
non accelera il decorso della presente,
aver inneggiato all’opposta direzione
non ci risparmia di percorrere questa,
in tutta la sua desolata estensione.
martedì 11 marzo 2008
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