
martedì 24 febbraio 2009
(Settimo, domenica 22 febbraio 2009)_395
FESTIVAL
Notte fredda
notte senza luna.
La voce della ragazza si arrampica sul neon
nel bar pieno di poeti.
L'anima tagliente del ragazzo ubriaco da sempre si fa veloce ,
troppo veloce
gli tolgono 3 punti dalla patente
quella dei Calligrammi.
Poi arriva qualcuno per un caffè
e ascolta le parole in francese,
la poetessa urla che non ci si può fermare proprio adesso
proprio qua.
Sarebbe bene avere un bicchiere in mano
una chitarra da suonare
un parcheggio da cercare.
Notte fredda
notte senza luna.
Un attore disoccupato passato per caso improvvisa un volo
volo di parola
i suoi occhi spenti leccano la notte.
Un poeta sbagliato
lancia sorrisi
ma nessuno lo sfiora
e ripete:
siamo tutti amici
siamo tutti poeti.
La ragazza,
nel parcheggio senza luna.
Cerca la sua poesia.
FESTIVAL
Notte fredda
notte senza luna.
La voce della ragazza si arrampica sul neon
nel bar pieno di poeti.
L'anima tagliente del ragazzo ubriaco da sempre si fa veloce ,
troppo veloce
gli tolgono 3 punti dalla patente
quella dei Calligrammi.
Poi arriva qualcuno per un caffè
e ascolta le parole in francese,
la poetessa urla che non ci si può fermare proprio adesso
proprio qua.
Sarebbe bene avere un bicchiere in mano
una chitarra da suonare
un parcheggio da cercare.
Notte fredda
notte senza luna.
Un attore disoccupato passato per caso improvvisa un volo
volo di parola
i suoi occhi spenti leccano la notte.
Un poeta sbagliato
lancia sorrisi
ma nessuno lo sfiora
e ripete:
siamo tutti amici
siamo tutti poeti.
La ragazza,
nel parcheggio senza luna.
Cerca la sua poesia.
(Settimo, sabato 21 febbraio 2009)_394
MATTINA SENZA CHIAVI
Qualcuno questa notte ha fatto del rumore sulle scale:
bottiglie rotte,
versato il vino.
Come una ferita non rimarginata,
esce dal cielo raggio di sole:
dimenticata la notte l'ubriaco,
non trova le chiavi per entrare a casa.
Allora fa finta di uscire incrociando il vicino:
come il sole di questa mattina con la luce.
MATTINA SENZA CHIAVI
Qualcuno questa notte ha fatto del rumore sulle scale:
bottiglie rotte,
versato il vino.
Come una ferita non rimarginata,
esce dal cielo raggio di sole:
dimenticata la notte l'ubriaco,
non trova le chiavi per entrare a casa.
Allora fa finta di uscire incrociando il vicino:
come il sole di questa mattina con la luce.
(Settimo, lunedi 16 febbraio 2009)_388
STARNUTI
Apro una porta-finestra un freddo intenso mi avvolge
faccio in tempo a scorgere un profilo di nuvola
assomiglia a un grande naso
e sta per stranutire: etccciuuuu!!! etcciuuuu!!.
Chiudo la porta appena in tempo
e uno scoscio di pioggia starnuto viene giù
e bagna i vetri della porta-finestra.
Mi vesto per uscire e dopo colazione sono pronto ad andare fuori:
prima dò un occhiata
il naso nuvola è lì minacciosa
che aspetta
naso lungo e grande
è pronto a stanutire
come farò io...
come farò io ad uscire?
STARNUTI
Apro una porta-finestra un freddo intenso mi avvolge
faccio in tempo a scorgere un profilo di nuvola
assomiglia a un grande naso
e sta per stranutire: etccciuuuu!!! etcciuuuu!!.
Chiudo la porta appena in tempo
e uno scoscio di pioggia starnuto viene giù
e bagna i vetri della porta-finestra.
Mi vesto per uscire e dopo colazione sono pronto ad andare fuori:
prima dò un occhiata
il naso nuvola è lì minacciosa
che aspetta
naso lungo e grande
è pronto a stanutire
come farò io...
come farò io ad uscire?
(Settimo, martedi 17 febbraio 2009)_389
STARNUTI 2
Esco furtivamente da casa,
mentre la nuvola si è girata per soffiarsi il naso
con quello che è rimasto della luce della luna
da poco tramontata.
Faccio in tempo a salire sull'auto e parto:
la nuvola naso si accorge della mia fuga e mi insegue,
arriva pioggia-starnuto.
Non vedo la strada mi devo fermare.
La nuvola-naso mi è sopra,
vedo l'ombra gigantesca a forma di proboscide,
un naso alla Cyrano sta per starnutire nuovamente,
oramai mi sento perduto,
il cellulare squilla...
STARNUTI 2
Esco furtivamente da casa,
mentre la nuvola si è girata per soffiarsi il naso
con quello che è rimasto della luce della luna
da poco tramontata.
Faccio in tempo a salire sull'auto e parto:
la nuvola naso si accorge della mia fuga e mi insegue,
arriva pioggia-starnuto.
Non vedo la strada mi devo fermare.
La nuvola-naso mi è sopra,
vedo l'ombra gigantesca a forma di proboscide,
un naso alla Cyrano sta per starnutire nuovamente,
oramai mi sento perduto,
il cellulare squilla...
(Settimo, mercoledi 18 febbraio 2009)_390
STARNUTI 3
Rispondo al cellulare:
una voce che sembra quella di una bambina mi dice
"Mi scusi signore sono io!".
Stupito le dico "Io chi?"
la vocina di bambina mi dice:
"Io la nuvola naso sopra la sua automobile verde rana"
Dico: " Ah...aaaah...è..è..lei!"
Mi risponde in tono amichevole e quasi compassionevole:
"Deve sapere che le auto di color verde mi fanno venire l’allergia,
come agli umani per i pollini.
E allora siccome lei caro signore è l'unico del vicinato
ad avere un automobile verde rana, le chiedo se la può vendere
o magari riverniciare di azzurro che io nuvola-naso preferisc..."
Non fa in tempo a finire la frase
che una serie impressionante di starnuti
mi avvolge quasi fosse una burrasca atlantica:
sono avvolto dalla pioggia starnuto del naso-nuvola.
Dopo tre quarti d’ora riparto
e penso che venderò la mia macchina
ma a uno che abita fuori città.
STARNUTI 3
Rispondo al cellulare:
una voce che sembra quella di una bambina mi dice
"Mi scusi signore sono io!".
Stupito le dico "Io chi?"
la vocina di bambina mi dice:
"Io la nuvola naso sopra la sua automobile verde rana"
Dico: " Ah...aaaah...è..è..lei!"
Mi risponde in tono amichevole e quasi compassionevole:
"Deve sapere che le auto di color verde mi fanno venire l’allergia,
come agli umani per i pollini.
E allora siccome lei caro signore è l'unico del vicinato
ad avere un automobile verde rana, le chiedo se la può vendere
o magari riverniciare di azzurro che io nuvola-naso preferisc..."
Non fa in tempo a finire la frase
che una serie impressionante di starnuti
mi avvolge quasi fosse una burrasca atlantica:
sono avvolto dalla pioggia starnuto del naso-nuvola.
Dopo tre quarti d’ora riparto
e penso che venderò la mia macchina
ma a uno che abita fuori città.
martedì 17 febbraio 2009
(Genova, 13 febbraio 2009, venerdi)
357_GUERRA DI UN GIORNO
in lontananza due bianchi galeoni spinti da oriente,
si aggregano con altre nuvole minori
in una flotta distesa per tutto l’orizzonte:
non si distingue bandiera che ci risolva il dubbio
se portano l’aiuto che abbiamo richiesto
o siamo perduti per l’arrivo dell’invasore
poi la giornata ci distoglie dall’attesa
che sfilino via o avanzino contro
e quando rialziamo la testa,
delle preoccupanti vicende del mattino rimane
una nuvoletta sul tramonto sospesa
tra due case uno stiletto di sole in ultimo affondo
s’infila e resta confitto per qualche istante sul muro,
poi un mantello infodera e spegne
lama e luce nel viola:
si allenta di notte la presa sul manico del coltello.
357_GUERRA DI UN GIORNO
in lontananza due bianchi galeoni spinti da oriente,
si aggregano con altre nuvole minori
in una flotta distesa per tutto l’orizzonte:
non si distingue bandiera che ci risolva il dubbio
se portano l’aiuto che abbiamo richiesto
o siamo perduti per l’arrivo dell’invasore
poi la giornata ci distoglie dall’attesa
che sfilino via o avanzino contro
e quando rialziamo la testa,
delle preoccupanti vicende del mattino rimane
una nuvoletta sul tramonto sospesa
tra due case uno stiletto di sole in ultimo affondo
s’infila e resta confitto per qualche istante sul muro,
poi un mantello infodera e spegne
lama e luce nel viola:
si allenta di notte la presa sul manico del coltello.
(Genova, 9 febbraio 2009, lunedi)
355_RISALITA
piume bianche staccate
da un’ala della notte riavvolta nel suo nido,
rimangono sospese
nel corso di una lenta caduta sull’acqua
intanto a terra si accendono le mimose,
a segnale di contraria direzione
inverdisce in cima il rameggio bruciato,
la ruota stridendo
dal fondo risale l’opposta pendenza.
355_RISALITA
piume bianche staccate
da un’ala della notte riavvolta nel suo nido,
rimangono sospese
nel corso di una lenta caduta sull’acqua
intanto a terra si accendono le mimose,
a segnale di contraria direzione
inverdisce in cima il rameggio bruciato,
la ruota stridendo
dal fondo risale l’opposta pendenza.
(Settimo, domenica 15 febbraio 2009)_386
LA VOCE CHE CERCAVO
La città aspetta che la collina si tolga l'ultima nebbiolina
intrisa di notte e promesse da innamorati
aspetta una parola che le racchiuda tutte,
senza parlare l'uomo spazzino raccoglie la luce nuova
in un cappello d’acrobata.
Qualcuno dice che qui la luce è diversa,
che le patate sono più buone,
che tutto è più pulito e in ordine
gli dico guardando verso la costa
verso il mare,
che a volte le parole....
le parole dei poeti sono mute.
La voce di donna mi dice "Bonjour Monsieur"
e mi lascia il vassoio della prima colazione.
Il sole si sta alzando e intravedo là in fondo la costa.
LA VOCE CHE CERCAVO
La città aspetta che la collina si tolga l'ultima nebbiolina
intrisa di notte e promesse da innamorati
aspetta una parola che le racchiuda tutte,
senza parlare l'uomo spazzino raccoglie la luce nuova
in un cappello d’acrobata.
Qualcuno dice che qui la luce è diversa,
che le patate sono più buone,
che tutto è più pulito e in ordine
gli dico guardando verso la costa
verso il mare,
che a volte le parole....
le parole dei poeti sono mute.
La voce di donna mi dice "Bonjour Monsieur"
e mi lascia il vassoio della prima colazione.
Il sole si sta alzando e intravedo là in fondo la costa.
(Settimo, lunedi 9 febbraio 2009)_382
MENTRE LA LUNA SORGEVA
Al di là del vertice in ombra
della collina pulita dalla neve
ho visto le montagne azzurre,
la marmotta nella tana
sotto 3 metri di neve
sognare boccioli e genziane.
Ho chiamato la lepre che fugge sempre davanti al tuono
e conosce i sentieri più veloci e sa distinguere
le nuvole di pioggia dal resto del cielo,
ho chiamato la lepre:
pensiero
mentre la marmotta sognava e cantava una dolce canzone
e la luna sorgeva.
MENTRE LA LUNA SORGEVA
Al di là del vertice in ombra
della collina pulita dalla neve
ho visto le montagne azzurre,
la marmotta nella tana
sotto 3 metri di neve
sognare boccioli e genziane.
Ho chiamato la lepre che fugge sempre davanti al tuono
e conosce i sentieri più veloci e sa distinguere
le nuvole di pioggia dal resto del cielo,
ho chiamato la lepre:
pensiero
mentre la marmotta sognava e cantava una dolce canzone
e la luna sorgeva.
mercoledì 11 febbraio 2009
(Genova, 6 febbraio 2009, venerdi)
352_NELLA POZZA
una spugna gonfia e grigia incombe:
gocciola e gronda alla mano che la strizza
poi più leggera e chiara si solleva
e lascia lucido il paesaggio
che pulito a fondo, inverdisce
in mezzo al nero splendente
alla pioggia il merito
di farci capire qualcosa della giornata:
da specchio lo sguardo ritorna
e come potremmo essere, vediamo nella pozza.
352_NELLA POZZA
una spugna gonfia e grigia incombe:
gocciola e gronda alla mano che la strizza
poi più leggera e chiara si solleva
e lascia lucido il paesaggio
che pulito a fondo, inverdisce
in mezzo al nero splendente
alla pioggia il merito
di farci capire qualcosa della giornata:
da specchio lo sguardo ritorna
e come potremmo essere, vediamo nella pozza.
(Genova, 5 febbraio 2009, giovedi)
351_PARAGONI
tutto quello che in un senso ieri è trascorso,
ora torna indietro:
nuvole di aspetto diverso salgono a monte
e con gli stessi componenti di sempre
ottengono un risultato che appare nuovo in assoluto
un tratteggio di pioggia sfuma il ponente,
ancora una volta in questo mattino
ci raggiunge inzuppa e sorpassa,
s’incupisce poi rischiara:
nella minaccia, ci rassicura con il conforto di uno spiraglio
poi chiude ogni speranza a metà del giorno
di continuo sottoposti al moto di alterne fortune,
di tensioni per aria che scaricano a terra il loro contenuto,
di forze opposte in conflitto,
di correnti in ascesa e declino,
diffidiamo delle previsioni che finora ci hanno convinto
non si presentano mai allo stesso modo i temporali,
pur nel costante ciclo delle stagioni:
solo noi con la volontà di cambiare
possiamo rompere con questi paragoni tra la natura
e il nostro vivere,
separarci da ogni immutabile somiglianza,
prendere il controllo degli eventi per una direzione migliore,
dove poi godere senza confronti
della ripetizione mutevole di pioggia e sole.
351_PARAGONI
tutto quello che in un senso ieri è trascorso,
ora torna indietro:
nuvole di aspetto diverso salgono a monte
e con gli stessi componenti di sempre
ottengono un risultato che appare nuovo in assoluto
un tratteggio di pioggia sfuma il ponente,
ancora una volta in questo mattino
ci raggiunge inzuppa e sorpassa,
s’incupisce poi rischiara:
nella minaccia, ci rassicura con il conforto di uno spiraglio
poi chiude ogni speranza a metà del giorno
di continuo sottoposti al moto di alterne fortune,
di tensioni per aria che scaricano a terra il loro contenuto,
di forze opposte in conflitto,
di correnti in ascesa e declino,
diffidiamo delle previsioni che finora ci hanno convinto
non si presentano mai allo stesso modo i temporali,
pur nel costante ciclo delle stagioni:
solo noi con la volontà di cambiare
possiamo rompere con questi paragoni tra la natura
e il nostro vivere,
separarci da ogni immutabile somiglianza,
prendere il controllo degli eventi per una direzione migliore,
dove poi godere senza confronti
della ripetizione mutevole di pioggia e sole.
(Settimo, domenica 8 febbraio 2009)_381
LA NUVOLA SERA
Tonda e luminosa è la luna piena.
Pianura e collina
si guardano nella luce:
brillano le curve dei dorsi
angoli e tetti hanno nomi antichi dimenticati e mai uditi.
Bisogna riconoscere
la sera calma
la sera nuvola che copre la luna
spegnendo la luce della stanza
dai vetri lontananza di case
di gesti ripetuti
un altra domenica sta per finire
la nuvola sera scopre lune.
LA NUVOLA SERA
Tonda e luminosa è la luna piena.
Pianura e collina
si guardano nella luce:
brillano le curve dei dorsi
angoli e tetti hanno nomi antichi dimenticati e mai uditi.
Bisogna riconoscere
la sera calma
la sera nuvola che copre la luna
spegnendo la luce della stanza
dai vetri lontananza di case
di gesti ripetuti
un altra domenica sta per finire
la nuvola sera scopre lune.
(Settimo, mercoledi 4 febbraio 2009)_377
IL CIELO BOA
Uno squarcio di luce nuova, speciale luce che ci fa vedere
un cambio di pelle del cielo odierno.
Come la pelle del serpente che resta secca e attaccata agli arbusti
per fare posto alla pelle nata sotto quella vecchia.
Il cielo si scrolla squame di giorni-pelle
muovono colori verdi-azzurri
il cielo è camaleonte, cambia colore a secondo della terra che ha sotto
il cielo è boa, cambia la pelle come la luce della luna
per seguire ritrovare
stagioni dimenticate.
IL CIELO BOA
Uno squarcio di luce nuova, speciale luce che ci fa vedere
un cambio di pelle del cielo odierno.
Come la pelle del serpente che resta secca e attaccata agli arbusti
per fare posto alla pelle nata sotto quella vecchia.
Il cielo si scrolla squame di giorni-pelle
muovono colori verdi-azzurri
il cielo è camaleonte, cambia colore a secondo della terra che ha sotto
il cielo è boa, cambia la pelle come la luce della luna
per seguire ritrovare
stagioni dimenticate.
mercoledì 4 febbraio 2009
(Genova, 31 gennaio 2009, sabato)
348_ARIA DI NEVE
la coperta scura tirata sulla testa
scopre un lenzuolo livido rosa:
è il margine estremo di un cielo di ferro,
il bagliore fumoso della fornace
dalla fessura del coperchio annerito
alla finestra occhio nell’occhio alla stessa altezza
con il giovane gabbiano che nuota nell’aria di neve,
in direzione opposta a un inservibile mare
dal nostro riparo lo teniamo appeso,
contro le raffiche per nostro conto,
come non sappiamo più fare
a disprezzo di pioggia e vento.
348_ARIA DI NEVE
la coperta scura tirata sulla testa
scopre un lenzuolo livido rosa:
è il margine estremo di un cielo di ferro,
il bagliore fumoso della fornace
dalla fessura del coperchio annerito
alla finestra occhio nell’occhio alla stessa altezza
con il giovane gabbiano che nuota nell’aria di neve,
in direzione opposta a un inservibile mare
dal nostro riparo lo teniamo appeso,
contro le raffiche per nostro conto,
come non sappiamo più fare
a disprezzo di pioggia e vento.
(Genova, 27 gennaio 2009, martedi)
344_VENTO SORPRESO
un vento con la neve alle spalle,
s’infila tra noi cercando riparo:
nella corsa maldestra,
arruffa e scuote alberi e panni,
tiene sospesi gabbiani e frulla passeri e foglie,
strappa ciuffi di nuvole e stende in ricami,
sbuca e resta in volo stupito sul mare oggi dipinto
con oro e argento e un velo di bianco
sul blù di fondo
ho viaggiato per miglia oltremonte
nella nebbia della terra gelata che vi circonda,
di cui avete indizio ma non vista e certezza,
per fermarmi con sorpresa alla bocca rubino dell’amata,
nel sorriso di buona giornata distesa
scusate amica mia, il respiro in affanno,
lo scomposto vagare tra strade e palazzi,
il fischio che ogni tanto mi sfugge:
è l’ansia di aver così a lungo provato a cercarvi.
344_VENTO SORPRESO
un vento con la neve alle spalle,
s’infila tra noi cercando riparo:
nella corsa maldestra,
arruffa e scuote alberi e panni,
tiene sospesi gabbiani e frulla passeri e foglie,
strappa ciuffi di nuvole e stende in ricami,
sbuca e resta in volo stupito sul mare oggi dipinto
con oro e argento e un velo di bianco
sul blù di fondo
ho viaggiato per miglia oltremonte
nella nebbia della terra gelata che vi circonda,
di cui avete indizio ma non vista e certezza,
per fermarmi con sorpresa alla bocca rubino dell’amata,
nel sorriso di buona giornata distesa
scusate amica mia, il respiro in affanno,
lo scomposto vagare tra strade e palazzi,
il fischio che ogni tanto mi sfugge:
è l’ansia di aver così a lungo provato a cercarvi.
(Settimo, domenica 1 febbraio 2009)_374
NEVISCHIO
Come una terra nel mezzo fra mare e cielo
altra acqua circonda questo tempo domenicale.
Viene la neve che non è neve
non è pioggia.
La luce che porta,
la luce che viene
è confusa dall'attesa che si risolva a diventare pioggia o essere neve,
invece nè l’una nè l'altra ma tutte e due insieme.
Sulla strada rimane stupita la neve rimasta da settimane in attesa,
sorpresa dal nevischio, nuovo ordine per riflessi e luce.
Nevischio fitto sui tetti e asfalti già sporchi da giorni.
NEVISCHIO
Come una terra nel mezzo fra mare e cielo
altra acqua circonda questo tempo domenicale.
Viene la neve che non è neve
non è pioggia.
La luce che porta,
la luce che viene
è confusa dall'attesa che si risolva a diventare pioggia o essere neve,
invece nè l’una nè l'altra ma tutte e due insieme.
Sulla strada rimane stupita la neve rimasta da settimane in attesa,
sorpresa dal nevischio, nuovo ordine per riflessi e luce.
Nevischio fitto sui tetti e asfalti già sporchi da giorni.
(Settimo, mercoledi 28 gennaio 2009)_371
METEO ABBIGLIAMENTO
Si osserva da una finestra…
sintonizzati sulle previsioni del tempo,
cliccando sul nome del luogo dove si vuole sapere
che tempo che farà.
E ci sorprendiamo che la nebbia, la pioggia, la neve,
il vento, l'umidità,
siano rappresentate come fossero negli scaffali di un supermercato,
con le loro etichette, i loro prezzi,
i saldi di gennaio:
danno uno sconto del 40% sulla neve,
chi si porta a casa un giaccone di neve?
Oppure un cappotto di vento Siberiano, un maglione
di nebbia Padana.
Io vorrei un cappello piccolino,
piccino ma che sia di sole, fatto con il sole quello di maggio.
Con una visiera di brezza marina
e una tasca da metterlo dentro quando va a dormire.
Si guarda fuori da una finestra ....
METEO ABBIGLIAMENTO
Si osserva da una finestra…
sintonizzati sulle previsioni del tempo,
cliccando sul nome del luogo dove si vuole sapere
che tempo che farà.
E ci sorprendiamo che la nebbia, la pioggia, la neve,
il vento, l'umidità,
siano rappresentate come fossero negli scaffali di un supermercato,
con le loro etichette, i loro prezzi,
i saldi di gennaio:
danno uno sconto del 40% sulla neve,
chi si porta a casa un giaccone di neve?
Oppure un cappotto di vento Siberiano, un maglione
di nebbia Padana.
Io vorrei un cappello piccolino,
piccino ma che sia di sole, fatto con il sole quello di maggio.
Con una visiera di brezza marina
e una tasca da metterlo dentro quando va a dormire.
Si guarda fuori da una finestra ....
martedì 27 gennaio 2009
(Genova, 23 gennaio 2009, venerdi)
341_PRESENTE DI LATTA
ci siamo svegliati con una fronte increspata di rughe
e la pensierosa minaccia si è avverata:
la pioggia sottile uccide ogni illusione
di un accettabile giorno,
il mare impaurito si nasconde dietro il tendaggio
e ne schiuma di onde il bordo
in fuga senz’azzurro o bianco e nero,
in un corridoio di cenere uniforme su ogni versante,
un sottopassaggio interminabile di cemento a luce diffusa
che sbuca in vista di grù e navi ferme,
sagome di ferraglia ritta e coricata
in acqua fangosa
nel presente in scatola di latta e piombo,
per contrasto ti voglio ricordare
di come ci siamo stretti tenendo in pugno
giorni di smeraldo e blù zaffiro,
sorti con l’oro e sfumati nel corallo,
sparsi sul tavolo a carezze e occhi lucenti.
341_PRESENTE DI LATTA
ci siamo svegliati con una fronte increspata di rughe
e la pensierosa minaccia si è avverata:
la pioggia sottile uccide ogni illusione
di un accettabile giorno,
il mare impaurito si nasconde dietro il tendaggio
e ne schiuma di onde il bordo
in fuga senz’azzurro o bianco e nero,
in un corridoio di cenere uniforme su ogni versante,
un sottopassaggio interminabile di cemento a luce diffusa
che sbuca in vista di grù e navi ferme,
sagome di ferraglia ritta e coricata
in acqua fangosa
nel presente in scatola di latta e piombo,
per contrasto ti voglio ricordare
di come ci siamo stretti tenendo in pugno
giorni di smeraldo e blù zaffiro,
sorti con l’oro e sfumati nel corallo,
sparsi sul tavolo a carezze e occhi lucenti.
(Genova, 22 gennaio 2009, giovedi)
339_AMMIRA LA NUVOLA IN MOTO
bianchi pennacchi e piume avanzano dal fondo
sulla groppa scura di una carovana,
sbuffi di vapore da bocche di camini,
cime di neve coi piedi nella pozza
di acqua e carbone,
teste per aria tra la folla cupa,
segni ribelli schizzati sul muro vietato
non c’è parola veloce da scrivere in tempo
il mondo che di continuo ci passa in capo:
mentre cerchiamo la definizione,
il fenomeno è apparso e già consumato,
un odore di scarica scoccata ci pizzica il naso,
l’occhio stupito ancora non crede di aver visto il bagliore,
l’angelo che annuncia e svanisce,
la traccia di un atomo sullo strumento
una tendenza emerge con il suo contrario,
di entrambi occorre prendere nota e seguire sviluppi
ma una variante imprevista poi sorge
e scombina modello e certezze
ammira la nuvola in moto, esempio del dubbio,
gigante disposto a mutare in fumo
sostanza e opinione.
339_AMMIRA LA NUVOLA IN MOTO
bianchi pennacchi e piume avanzano dal fondo
sulla groppa scura di una carovana,
sbuffi di vapore da bocche di camini,
cime di neve coi piedi nella pozza
di acqua e carbone,
teste per aria tra la folla cupa,
segni ribelli schizzati sul muro vietato
non c’è parola veloce da scrivere in tempo
il mondo che di continuo ci passa in capo:
mentre cerchiamo la definizione,
il fenomeno è apparso e già consumato,
un odore di scarica scoccata ci pizzica il naso,
l’occhio stupito ancora non crede di aver visto il bagliore,
l’angelo che annuncia e svanisce,
la traccia di un atomo sullo strumento
una tendenza emerge con il suo contrario,
di entrambi occorre prendere nota e seguire sviluppi
ma una variante imprevista poi sorge
e scombina modello e certezze
ammira la nuvola in moto, esempio del dubbio,
gigante disposto a mutare in fumo
sostanza e opinione.
(Genova, 20 gennaio 2009, martedi)
338_CIELO BASSO
dal taglio di una tasca spunta sulla collina
un lembo di nuvola impigliata nella piega,
tre lampioni di topazio brillano
nel vapore che nasconde la cima
un albero nero, una casa di pietra, un traliccio affilato:
tre spille appuntate sul bavero di pelo bagnato
che pesa sul resto del corpo seduto
dentro la valle
nel cielo basso disceso,
la strada che sale si perde:
eppure di questa vicinanza non ci rallegriamo
anzi ritrosi all’occasione di potersi toccare,
ci ripariamo sotto cappuccio ed ombrello
infatti alto e azzurro
è il cielo che ci piace,
irraggiungibile esempio delle qualità migliori,
non lo specchio in cui ci riconosciamo
con il brivido umido strisciante nel collo.
338_CIELO BASSO
dal taglio di una tasca spunta sulla collina
un lembo di nuvola impigliata nella piega,
tre lampioni di topazio brillano
nel vapore che nasconde la cima
un albero nero, una casa di pietra, un traliccio affilato:
tre spille appuntate sul bavero di pelo bagnato
che pesa sul resto del corpo seduto
dentro la valle
nel cielo basso disceso,
la strada che sale si perde:
eppure di questa vicinanza non ci rallegriamo
anzi ritrosi all’occasione di potersi toccare,
ci ripariamo sotto cappuccio ed ombrello
infatti alto e azzurro
è il cielo che ci piace,
irraggiungibile esempio delle qualità migliori,
non lo specchio in cui ci riconosciamo
con il brivido umido strisciante nel collo.
(Settimo, venerdi 23 gennaio 2009)_367
GLI STRATI DI MEDIO LIVELLO,
CHIAMATI ANCHE NUVOLE NOIOSE
Passo il tornante in discesa, scalo la marcia quarta terza ,
nella zona d'ombra è rimasta la neve ghiacciata che non si scioglie
nemmeno nelle ore più calde
nelle ore più noiose.
Dentro l'abitacolo scorgo in fondo la pianura verso Vercelli,
uniforme sembra avere un unico colore
a parte il fiume che brilla nell'imbrunire
riflettendo il tempo che sta sopra di noi.
Accendo la radio,
qualcuno canta "Tutto il resto è noia.."
poi mi squilla il portatile, mi fermo, accosto,
sei tu ...
E mi dici portami a Casale che oggi....
muoio dalla noia!
GLI STRATI DI MEDIO LIVELLO,
CHIAMATI ANCHE NUVOLE NOIOSE
Passo il tornante in discesa, scalo la marcia quarta terza ,
nella zona d'ombra è rimasta la neve ghiacciata che non si scioglie
nemmeno nelle ore più calde
nelle ore più noiose.
Dentro l'abitacolo scorgo in fondo la pianura verso Vercelli,
uniforme sembra avere un unico colore
a parte il fiume che brilla nell'imbrunire
riflettendo il tempo che sta sopra di noi.
Accendo la radio,
qualcuno canta "Tutto il resto è noia.."
poi mi squilla il portatile, mi fermo, accosto,
sei tu ...
E mi dici portami a Casale che oggi....
muoio dalla noia!
(Settimo, giovedi 22 gennaio 2009)_366
E VIENE VOGLIA DI PARLARE ALLA LUCE
Luminosa e tersa è quest'ora
netti e scolpiti i bordi delle montagne vicine.
Viene voglia di andarci a piedi a toccare l'azzurro
viene voglia di salirci sopra alla nuvola lunga che sembra aspettare
passeggeri per una gita.
Viene voglia di lasciare i pensieri per un altro giorno in un'altra luce
in un altra mattina magari con "nuvole noiose".
Viene voglia di parlare
alla luce luminosa,
indelebile luce di questo giovedì di gennaio ...
E VIENE VOGLIA DI PARLARE ALLA LUCE
Luminosa e tersa è quest'ora
netti e scolpiti i bordi delle montagne vicine.
Viene voglia di andarci a piedi a toccare l'azzurro
viene voglia di salirci sopra alla nuvola lunga che sembra aspettare
passeggeri per una gita.
Viene voglia di lasciare i pensieri per un altro giorno in un'altra luce
in un altra mattina magari con "nuvole noiose".
Viene voglia di parlare
alla luce luminosa,
indelebile luce di questo giovedì di gennaio ...
(Settimo, lunedi 19 gennaio 2009)_364
GIOCHI
Giocano a nascondino
queste colline
fra la nebbia bassa e la foschia alta
poi tra una curva e l'altra il cielo striato dai colori
azzurro e grigio bianco.
La nebbia tra le case,
antichi portoni di quercia e borchia forgiata a mano,
antiche soglie e angoli che hanno visto moltitudini di bimbi
nascondersi e senza respirare scappare nella sera
che profuma di fieno fresco e d'estate cominciata.
Giocando a nascondino
come oggi fanno le colline di felci e quelle di foglia e betulla,
per poi correre a perdifiato sul crinale dove la nuvola bianca
ha preso la forma del cane.
GIOCHI
Giocano a nascondino
queste colline
fra la nebbia bassa e la foschia alta
poi tra una curva e l'altra il cielo striato dai colori
azzurro e grigio bianco.
La nebbia tra le case,
antichi portoni di quercia e borchia forgiata a mano,
antiche soglie e angoli che hanno visto moltitudini di bimbi
nascondersi e senza respirare scappare nella sera
che profuma di fieno fresco e d'estate cominciata.
Giocando a nascondino
come oggi fanno le colline di felci e quelle di foglia e betulla,
per poi correre a perdifiato sul crinale dove la nuvola bianca
ha preso la forma del cane.
martedì 20 gennaio 2009
(Genova, 17 gennaio 2009, sabato)
337_AL RIPARO
contro un fondale scarlatto,
un corteo di uomini e animali procede verso monte:
un asino e il suo conduttore,
che incalzato dal vento diventa rampante centauro,
un gregge di lana scura,
che si disperde inseguito da una belva panciuta
tutti corrono in cielo a quest’ora
per sfuggire alla notte in un riparo sicuro
nascondetevi di nuvole,
voi che cercate scampo allo sguardo del nemico,
copritevi con questi cuscini di ombra pelosa,
infilatevi sotto le spesse coperte che il buio lascia cadere,
uniformate il vostro calore alla pietra delle rovine,
che nessuno nelle tenebre
possa intuire il vostro essere vivi.
337_AL RIPARO
contro un fondale scarlatto,
un corteo di uomini e animali procede verso monte:
un asino e il suo conduttore,
che incalzato dal vento diventa rampante centauro,
un gregge di lana scura,
che si disperde inseguito da una belva panciuta
tutti corrono in cielo a quest’ora
per sfuggire alla notte in un riparo sicuro
nascondetevi di nuvole,
voi che cercate scampo allo sguardo del nemico,
copritevi con questi cuscini di ombra pelosa,
infilatevi sotto le spesse coperte che il buio lascia cadere,
uniformate il vostro calore alla pietra delle rovine,
che nessuno nelle tenebre
possa intuire il vostro essere vivi.
(Genova, 15 gennaio 2009, giovedi)
335_NEBBIA E NAVE
una sagoma scura nella nebbia sottile,
un vascello fantasma dagli alberi alti e il nero castello,
malgrado ci rassicuri l’ora diurna
è in sosta fuori dal porto
da solo attende un segnale d’ingresso,
un messaggio che garantisca l’accosto,
una squadra pronta in banchina,
una cima che lentamente tiri e trattenga uniti
due mondi
ci si tocca, ci si lega,
si scambiano gli anni tra stiva e terra,
in breve si è vissuto assieme
a lavoro concluso, voltate le spalle,
chi rimane muove al riposo,
la nave di notte al mare aperto.
335_NEBBIA E NAVE
una sagoma scura nella nebbia sottile,
un vascello fantasma dagli alberi alti e il nero castello,
malgrado ci rassicuri l’ora diurna
è in sosta fuori dal porto
da solo attende un segnale d’ingresso,
un messaggio che garantisca l’accosto,
una squadra pronta in banchina,
una cima che lentamente tiri e trattenga uniti
due mondi
ci si tocca, ci si lega,
si scambiano gli anni tra stiva e terra,
in breve si è vissuto assieme
a lavoro concluso, voltate le spalle,
chi rimane muove al riposo,
la nave di notte al mare aperto.
(Genova, 14 gennaio 2009, mercoledi)
334_CONTATORE
azzerate il contatore: si riparte da mille
a minuti aspettiamo
la prima vittima da inserire nella nuova lista:
il numero ha un peso per cantare vittoria
o chiedere tregua
e con il punteggio raggiunto delle migliaia,
si può iniziare a trattare
vi spedirò mille lettere al giorno
da parte di quelli che non possono più farlo,
anche a nome di chi non teneva fra le dita la penna
per età o troppo impegno a restare vivo:
al posto vostro mettiamo le parole
che avreste voluto continuare a dire
per questo dobbiamo scrivere, noi senz’altro in mano,
che gli altri mille a nome di uomo
di cui parliamo.
334_CONTATORE
azzerate il contatore: si riparte da mille
a minuti aspettiamo
la prima vittima da inserire nella nuova lista:
il numero ha un peso per cantare vittoria
o chiedere tregua
e con il punteggio raggiunto delle migliaia,
si può iniziare a trattare
vi spedirò mille lettere al giorno
da parte di quelli che non possono più farlo,
anche a nome di chi non teneva fra le dita la penna
per età o troppo impegno a restare vivo:
al posto vostro mettiamo le parole
che avreste voluto continuare a dire
per questo dobbiamo scrivere, noi senz’altro in mano,
che gli altri mille a nome di uomo
di cui parliamo.
(Genova, 14 gennaio 2009, mercoledi)
330_INVITO
secondo il foglietto,
i civili devono allontanarsi dai militanti
per far sapere che sono innocenti,
interponendo maggiore spazio tra loro:
più del metro che la densità consente,
più della distanza del braccio teso che ci separa
forse in piedi contro il muro,
muti per non essere ritenuti complici a portata di voce,
ad occhi chiusi per non scambiare intese sospette,
con le mani sulle orecchie per non ricevere ordini,
senza muovere passi in nessuna direzione,
immobili come già morti, si può scampare.
330_INVITO
secondo il foglietto,
i civili devono allontanarsi dai militanti
per far sapere che sono innocenti,
interponendo maggiore spazio tra loro:
più del metro che la densità consente,
più della distanza del braccio teso che ci separa
forse in piedi contro il muro,
muti per non essere ritenuti complici a portata di voce,
ad occhi chiusi per non scambiare intese sospette,
con le mani sulle orecchie per non ricevere ordini,
senza muovere passi in nessuna direzione,
immobili come già morti, si può scampare.
(Settimo, domenica 18 gennaio 2009)_363
ORE 9, LA LUNA SOLTANTO
Girandoti sul fianco.
Tutto il velo rosa azzurrino hai scoperto
per osservare la volpe e la sua tana tra l'autostrada per Milano
e il bosco di castagni e betulle.
Mattina di domenica in pianura, le nuvole muovono piano i colori
sul palmo della città lontana più di 130 chilometri.
Quei colori saranno un altro velo da scoprire
per guardarvi negli occhi, nuvole,
che portate messaggi colorati e sfumati in tutte le lingue del mondo:
per la volpe, il cinghiale, i cani alla catena, i gatti senza notte,
le anatre volate via, le lepri addormentate , il cuculo suonatore,
lo spazzino nuotatore, il bambino a cui è sfuggito il palloncino,
l'ubriaco del sabato sera,
le stelle non cadute e quelle annegate.
La luna d'argento nei capelli neri che ti ho baciato.
La luna d'oro sulle labbra che ti ho accarezzato.
La luna soltanto…
per l'amore,
l'amore che mi hai regalato.
ORE 9, LA LUNA SOLTANTO
Girandoti sul fianco.
Tutto il velo rosa azzurrino hai scoperto
per osservare la volpe e la sua tana tra l'autostrada per Milano
e il bosco di castagni e betulle.
Mattina di domenica in pianura, le nuvole muovono piano i colori
sul palmo della città lontana più di 130 chilometri.
Quei colori saranno un altro velo da scoprire
per guardarvi negli occhi, nuvole,
che portate messaggi colorati e sfumati in tutte le lingue del mondo:
per la volpe, il cinghiale, i cani alla catena, i gatti senza notte,
le anatre volate via, le lepri addormentate , il cuculo suonatore,
lo spazzino nuotatore, il bambino a cui è sfuggito il palloncino,
l'ubriaco del sabato sera,
le stelle non cadute e quelle annegate.
La luna d'argento nei capelli neri che ti ho baciato.
La luna d'oro sulle labbra che ti ho accarezzato.
La luna soltanto…
per l'amore,
l'amore che mi hai regalato.
(Settimo, martedi 13 gennaio 2009)_360
PAESAGGIO COLLINARE
Questa luna che tra la neve e il ghiaccio s'infila nel sole
come una goccia di mattina,
insegue i nostri giorni settimanane minuti
come fa il paesaggio collinare, fermo gelato immobile.
L'inverno guarda arrivare la notte che abbraccia
poi si cammina tra una curva e i castagni
ci si ferma ad ascoltare la collina e dopo,
non resta che immaginare il mare
non resta che guardare la luna tramontata
la mattina sfumata,
in un gesto che non riconosci più.
PAESAGGIO COLLINARE
Questa luna che tra la neve e il ghiaccio s'infila nel sole
come una goccia di mattina,
insegue i nostri giorni settimanane minuti
come fa il paesaggio collinare, fermo gelato immobile.
L'inverno guarda arrivare la notte che abbraccia
poi si cammina tra una curva e i castagni
ci si ferma ad ascoltare la collina e dopo,
non resta che immaginare il mare
non resta che guardare la luna tramontata
la mattina sfumata,
in un gesto che non riconosci più.
martedì 13 gennaio 2009
(Genova, 11 gennaio 2009, domenica)
327_NOTA PER LE VITTIME
esce in volo il drone dal suo nido,
in cerca di prove:
esplora il terreno e registra ogni segno sospetto
qualunque azione in campo avverso è confrontata
con l’archivio centrale dei pericoli latenti,
per reagire in modo adeguato al continuo allarme
dei loro tiri a casaccio
così vola l’angelo del signore sul nemico d’israele
e riferisce al superiore comando:
ma c’è un margine minimo d’errore
nell’interpretare la sua visione
un gruppo di bambini,
come banda di armati sul tetto della scuola;
un intenso via vai di ambulanze dall’ospedale,
come rifornimento in corso ad una base di lancio;
un carretto dal carico ingombrante,
il mezzo mimetico di trasporto per le munizioni;
dei passanti in corsa lungo i muri,
uno spostamento di combattenti
è urgente un diverso tipo di conflitto più gentile,
che causi solo vittime fra gli addetti
senza danni per gli spettatori:
una ostilità trattenuta nei limiti dell’utile,
un modello più evoluto che distingua
tra l’effettiva minaccia e la simulata aggressione
ci scusiamo intanto per gli spiacevoli errori
in cui siamo incorsi durante lo sviluppo
di una guerra migliore.
327_NOTA PER LE VITTIME
esce in volo il drone dal suo nido,
in cerca di prove:
esplora il terreno e registra ogni segno sospetto
qualunque azione in campo avverso è confrontata
con l’archivio centrale dei pericoli latenti,
per reagire in modo adeguato al continuo allarme
dei loro tiri a casaccio
così vola l’angelo del signore sul nemico d’israele
e riferisce al superiore comando:
ma c’è un margine minimo d’errore
nell’interpretare la sua visione
un gruppo di bambini,
come banda di armati sul tetto della scuola;
un intenso via vai di ambulanze dall’ospedale,
come rifornimento in corso ad una base di lancio;
un carretto dal carico ingombrante,
il mezzo mimetico di trasporto per le munizioni;
dei passanti in corsa lungo i muri,
uno spostamento di combattenti
è urgente un diverso tipo di conflitto più gentile,
che causi solo vittime fra gli addetti
senza danni per gli spettatori:
una ostilità trattenuta nei limiti dell’utile,
un modello più evoluto che distingua
tra l’effettiva minaccia e la simulata aggressione
ci scusiamo intanto per gli spiacevoli errori
in cui siamo incorsi durante lo sviluppo
di una guerra migliore.
(Genova, 10 gennaio 2009, sabato)
326_DIREZIONE OBBLIGATA
nonostante i muri si sente
il rombo di fondo che insegue
la notte in fuga nel giorno
anche a vetri chiusi trapassa il sibilo costante
che circonda e scuote
alberi e antenne, stracci e tende
tiene sospesi i gabbiani e le voci,
disperde nuvole in fumo e confonde opinioni,
soffia sotto la porta e percorre in brivido la casa,
in ogni occasione a favore s’infila e suscita polvere:
conseguenze a contorno di una tendenza dominante
dietro l’angolo affilato dallo strofinio del vento,
viviamo un punto del giorno dove tutto si piega
in direzione obbligata.
326_DIREZIONE OBBLIGATA
nonostante i muri si sente
il rombo di fondo che insegue
la notte in fuga nel giorno
anche a vetri chiusi trapassa il sibilo costante
che circonda e scuote
alberi e antenne, stracci e tende
tiene sospesi i gabbiani e le voci,
disperde nuvole in fumo e confonde opinioni,
soffia sotto la porta e percorre in brivido la casa,
in ogni occasione a favore s’infila e suscita polvere:
conseguenze a contorno di una tendenza dominante
dietro l’angolo affilato dallo strofinio del vento,
viviamo un punto del giorno dove tutto si piega
in direzione obbligata.
(Settimo, sabato 10 gennaio 2009)_359
METEOROPATICA
Il cielo muta a seconda dell'angolo da cui si osserva:
azzurro scuro poi grigio chiaro.
Il sole ha raggiunto il massimo della luce
e ci regala riflessi nevosi dai tetti.
Per te che sei meteoropatica,
quando una giornata è come oggi,
l'umore è ottimo:
stiri anche le lenzuola, quelle che si potrebbe fare a meno
perchè si tirano per gli angoli elasticizzati.
Anche il cielo oggi ha degli angoli che basta tirare,
il sole stira per bene la pianura con i suoi ricami bianchi,
la nebbia è sparita
e tu mi chiedi, ti va un tè verde?
Domani persiste l'alta pressione a Nord Ovest.
METEOROPATICA
Il cielo muta a seconda dell'angolo da cui si osserva:
azzurro scuro poi grigio chiaro.
Il sole ha raggiunto il massimo della luce
e ci regala riflessi nevosi dai tetti.
Per te che sei meteoropatica,
quando una giornata è come oggi,
l'umore è ottimo:
stiri anche le lenzuola, quelle che si potrebbe fare a meno
perchè si tirano per gli angoli elasticizzati.
Anche il cielo oggi ha degli angoli che basta tirare,
il sole stira per bene la pianura con i suoi ricami bianchi,
la nebbia è sparita
e tu mi chiedi, ti va un tè verde?
Domani persiste l'alta pressione a Nord Ovest.
(Settimo, martedi 6 gennaio 2009)_355
PER I BAMBINI DI GAZA CHE NON HANNO MAI VISTO LA NEVE
Sento l'odore della neve che è caduta questa notte,
accendo la radio, il notiziario delle 7,30 informa:
a Gaza combattimenti casa per casa, altri nove bambini uccisi.
Con il terrore negli occhi
l'urlo non uscito
la lingua non parlata
Mentre nelle camere degli alberghi 5 stelle
qualche diplomatico ordina caviale e champagne
e prenota una serata in buona compagnia
Il ministro degli esteri Israeliano:
non ci possiamo fermare fino a quando l'operazione "piombo fuso"
non avrà raggiunto tutti gli obiettivi
Guardo fuori la neve e penso ai bimbi uccisi:
effetti collaterali li chiamano così i civili uccisi in guerra.
I loro occhi non hanno mai visto la neve
e non sanno che oggi è il giorno della befana,
sono solo effetti collaterali,
come una produzione industriale.
Chi collauda il vostro odio?
Chi verrà a spiegarci che non c'era altra via
se non la guerra,
chi verrà a spiegare alle madri ....
al vecchio novantenne che non ha più casa nè figli nè nipoti,
alla ragazza a cui hanno ucciso l'amore ,
alla maestra senza più scuola,
al fornaio senza grano,
alle sorelle senza più un fratello,
a una terra senza terra,
a un nome senza memoria,
agli occhi bambini senza neve.
chi collauda il vostro ODIO?
PER I BAMBINI DI GAZA CHE NON HANNO MAI VISTO LA NEVE
Sento l'odore della neve che è caduta questa notte,
accendo la radio, il notiziario delle 7,30 informa:
a Gaza combattimenti casa per casa, altri nove bambini uccisi.
Con il terrore negli occhi
l'urlo non uscito
la lingua non parlata
Mentre nelle camere degli alberghi 5 stelle
qualche diplomatico ordina caviale e champagne
e prenota una serata in buona compagnia
Il ministro degli esteri Israeliano:
non ci possiamo fermare fino a quando l'operazione "piombo fuso"
non avrà raggiunto tutti gli obiettivi
Guardo fuori la neve e penso ai bimbi uccisi:
effetti collaterali li chiamano così i civili uccisi in guerra.
I loro occhi non hanno mai visto la neve
e non sanno che oggi è il giorno della befana,
sono solo effetti collaterali,
come una produzione industriale.
Chi collauda il vostro odio?
Chi verrà a spiegarci che non c'era altra via
se non la guerra,
chi verrà a spiegare alle madri ....
al vecchio novantenne che non ha più casa nè figli nè nipoti,
alla ragazza a cui hanno ucciso l'amore ,
alla maestra senza più scuola,
al fornaio senza grano,
alle sorelle senza più un fratello,
a una terra senza terra,
a un nome senza memoria,
agli occhi bambini senza neve.
chi collauda il vostro ODIO?
mercoledì 7 gennaio 2009
Il caso di Meteo-Diario
"Elementare caro Watson.." - disse Holmes -
"Pensaci un momento... Chi se non Lazzarin & Scheri,
potevano avere la brillante idea di avviare
questo blog di poesia ?"
...
martedì 6 gennaio 2009
(Genova, 4 gennaio 2009, domenica)
319_MEZZALUNA
notte di luna gelata,
lama ricurva di acciaio sospeso,
più tardi calando
spicchio d’arancia che scivola dal piatto
e il nero di collina l’inghiotte
le notizie della notte ci lasciano con il dettaglio
che di quindici secondi l’allarme precede il missile
e non sai dire dove possa cadere:
per reagire a questo terrore affidato al caso
si è deciso
di colpire obiettivi certi dall’altra parte,
dove siamo sicuri che il numero
compensi l’angoscia della sorte.
319_MEZZALUNA
notte di luna gelata,
lama ricurva di acciaio sospeso,
più tardi calando
spicchio d’arancia che scivola dal piatto
e il nero di collina l’inghiotte
le notizie della notte ci lasciano con il dettaglio
che di quindici secondi l’allarme precede il missile
e non sai dire dove possa cadere:
per reagire a questo terrore affidato al caso
si è deciso
di colpire obiettivi certi dall’altra parte,
dove siamo sicuri che il numero
compensi l’angoscia della sorte.
(Genova, 31 dicembre 2008, mercoledi)
317_PRESEPI INVENDUTI
i giorni più tristi sono tra natale ed epifania
per gl’invenduti personaggi dei presepi:
i giuseppe, le marie, asini e bovini ancora in mostra,
componenti duplicati di unica famiglia
in scatole separate
angeli smarriti sullo scaffale
all’annuncio di ultime offerte,
pastori in cammino con pecore al collo,
coricati allineati e chiusi in confezioni
di plastica e cartone:
splende in cielo una stella
e sibilando si abbatte a poca distanza
nel modello attuale di palestina esposto
il nostro di tre palme, capanna e stagno con le ochette,
l’abbiamo già riposto per l’anno venturo
sull’ultimo piano al buio della dispensa.
317_PRESEPI INVENDUTI
i giorni più tristi sono tra natale ed epifania
per gl’invenduti personaggi dei presepi:
i giuseppe, le marie, asini e bovini ancora in mostra,
componenti duplicati di unica famiglia
in scatole separate
angeli smarriti sullo scaffale
all’annuncio di ultime offerte,
pastori in cammino con pecore al collo,
coricati allineati e chiusi in confezioni
di plastica e cartone:
splende in cielo una stella
e sibilando si abbatte a poca distanza
nel modello attuale di palestina esposto
il nostro di tre palme, capanna e stagno con le ochette,
l’abbiamo già riposto per l’anno venturo
sull’ultimo piano al buio della dispensa.
(Settimo, domenica 4 gennaio 2009)_354
TANTI NOMI PER LA NEVE
Sono andato a camminare
fin dove finiscono le case,
ma le case qua non finiscono mai, ne costruiscono sempre di nuove,
magari poi per lasciarle vuote per anni.
Mi piace osservare la neve,
la poca rimasta sul margine di questa strada sterrata
dove sono passati due cani randagi che seguivano un odore.
Penso a Rigoni Stern in una intervista di Marco Paolini
mentre camminavano in montagna.
Paolini:
Perchè avete tanti nomi per la neve?
Rigoni Stern:
Certo, ogni stagione, ogni neve ha il suo nome.
Quella che abbiamo, questa, è la Brùskalan,
che è nel pieno dell'inverno,
poi, quando ci avviciniamo verso la primavera,
abbiamo la neve del cuculo,
la neve della quaglia, la neve dell'allodola, la kukneea,
poi abbiamo anche la neve della vacca appunto la Kuksneea.
In primavera, quando il sole durante il giorno scioglie
la crosta sopra e camminando non sprofondi quello è Haarnust.
Haarnust in longobardo mi dicono vuol dire corazza.
E’ la neve con la corazza, non sprofondi e cammini
e puoi andare dappertutto e quando è alta, poi riesci a camminare
a livello degli alberi non molto alti
e ti sembra di poter dire, quando non c'è più,
ho camminato a quella altezza,
era come essere sospesi nell'aria.
Paolini:
Su una nuvola?
Rigoni Stern:
Si, su una nuvola.
Brano dell’intervista tratta da
RITRATTI Marco Rigoni Stern dialoghi
edizioni FANDANGO LIBRI 2006
TANTI NOMI PER LA NEVE
Sono andato a camminare
fin dove finiscono le case,
ma le case qua non finiscono mai, ne costruiscono sempre di nuove,
magari poi per lasciarle vuote per anni.
Mi piace osservare la neve,
la poca rimasta sul margine di questa strada sterrata
dove sono passati due cani randagi che seguivano un odore.
Penso a Rigoni Stern in una intervista di Marco Paolini
mentre camminavano in montagna.
Paolini:
Perchè avete tanti nomi per la neve?
Rigoni Stern:
Certo, ogni stagione, ogni neve ha il suo nome.
Quella che abbiamo, questa, è la Brùskalan,
che è nel pieno dell'inverno,
poi, quando ci avviciniamo verso la primavera,
abbiamo la neve del cuculo,
la neve della quaglia, la neve dell'allodola, la kukneea,
poi abbiamo anche la neve della vacca appunto la Kuksneea.
In primavera, quando il sole durante il giorno scioglie
la crosta sopra e camminando non sprofondi quello è Haarnust.
Haarnust in longobardo mi dicono vuol dire corazza.
E’ la neve con la corazza, non sprofondi e cammini
e puoi andare dappertutto e quando è alta, poi riesci a camminare
a livello degli alberi non molto alti
e ti sembra di poter dire, quando non c'è più,
ho camminato a quella altezza,
era come essere sospesi nell'aria.
Paolini:
Su una nuvola?
Rigoni Stern:
Si, su una nuvola.
Brano dell’intervista tratta da
RITRATTI Marco Rigoni Stern dialoghi
edizioni FANDANGO LIBRI 2006
(Settimo, martedi 30 dicembre 2008)_350
IL BARBIERE APERTO DI LUNEDI',
LA PARMIGIANA, LA NEVE, GENTE CHE PASSA
Il barbiere ha aperto anche di lunedì che è l'ultimo per quest'anno.
Mi dice:
"Ho provato ad aprire ma sono venuti pochi clienti
e poi sto aspettando la donna che mi aiuta nelle pulizie,
ma è in ritardo".
“Sarà per la neve…”, rispondo.
Poi inizia a tagliarmi i capelli:
"Solo un po’" - dico - "Siamo in inverno ...".
Guardo con la coda dell'occhio fuori
allora il barbiere
mi gira la poltrona verso la vetrina che da direttamente
sul marciapiede.
Fuori nevica, c’è un gran passaggio di persone:
molte imbacuccate con sciarpe e cappelli di ogni foggia e colore,
anche qualche copricapo stile russo o peruviano e uno texano.
Qualcuno ha detto che giudicava le persone
dalle calzature che indossavano,
per i copricapi bisognerebbe fare altrettanto.
Squilla il telefono:
Il barbiere mi dice che la moglie
ha preparato la parmigiana e che lo aspetta alle 13,
lui abita fuori verso il Canavese.
Quando sto per uscire dopo averlo salutato
entrano uno in fila all'altro sei clienti:
un papà con due ragazzini sui 10-11 anni
e poi due signori di mezza età,
un ragazzo con giacca a vento rossa e cuffia di lana arancione.
Sono le 11 passate della mattina .
Tutti chiedono se riesce a servirli.
Esco che nevica, mi metto sulla testa il basco,
vedo il barbiere al telefono che scuote la testa.
La parmigiana aspetterà a lungo e la neve
comincia a essere bagnata.
IL BARBIERE APERTO DI LUNEDI',
LA PARMIGIANA, LA NEVE, GENTE CHE PASSA
Il barbiere ha aperto anche di lunedì che è l'ultimo per quest'anno.
Mi dice:
"Ho provato ad aprire ma sono venuti pochi clienti
e poi sto aspettando la donna che mi aiuta nelle pulizie,
ma è in ritardo".
“Sarà per la neve…”, rispondo.
Poi inizia a tagliarmi i capelli:
"Solo un po’" - dico - "Siamo in inverno ...".
Guardo con la coda dell'occhio fuori
allora il barbiere
mi gira la poltrona verso la vetrina che da direttamente
sul marciapiede.
Fuori nevica, c’è un gran passaggio di persone:
molte imbacuccate con sciarpe e cappelli di ogni foggia e colore,
anche qualche copricapo stile russo o peruviano e uno texano.
Qualcuno ha detto che giudicava le persone
dalle calzature che indossavano,
per i copricapi bisognerebbe fare altrettanto.
Squilla il telefono:
Il barbiere mi dice che la moglie
ha preparato la parmigiana e che lo aspetta alle 13,
lui abita fuori verso il Canavese.
Quando sto per uscire dopo averlo salutato
entrano uno in fila all'altro sei clienti:
un papà con due ragazzini sui 10-11 anni
e poi due signori di mezza età,
un ragazzo con giacca a vento rossa e cuffia di lana arancione.
Sono le 11 passate della mattina .
Tutti chiedono se riesce a servirli.
Esco che nevica, mi metto sulla testa il basco,
vedo il barbiere al telefono che scuote la testa.
La parmigiana aspetterà a lungo e la neve
comincia a essere bagnata.
martedì 30 dicembre 2008
di Enrico Mario Lazzarin e Gianriccardo Scheri
...
"MeteoDiario" è una iniziativa, che nata inizialmente come
scambio giornaliero di e-mail con testi ispirati alle condizioni
meteo nelle rispettive città, all'inizio dell'inverno tra il 2007 e il 2008,
ha trovato nella forma del blog in rete un mezzo per raccogliere
e presentare i testi scelti ogni settimana dagli autori.
...
Non è nato come progetto preordinato di "vetrina letteraria",
ma piuttosto come un casuale gioco a due, che si è dato via via
delle regole di base e una meta iniziale da raggiungere:
l'inizio della primavera 2008.
Una specie di "corsa a tappe" fra avversità e bellezze dell'inverno
sul mare e in collina, che una volta raggiunto il primo traguardo
stagionale, sta continuando con una cadenza di pubblicazione
più diluita ma secondo lo spunto iniziale:
uno scambio di emozioni messo in comune con i lettori in rete.
...
La prolungata produzione e lo scambio di testi, ha favorito anche
una lenta ma percepibile trasformazione personale degli autori:
nelle abitudini di scrittura, nei temi trattati, nelle immagini
poetiche che il mutare delle condizioni atmosferiche ha suscitato
in entrambi.
...
L'osservazione del cielo si trasforma così in riflessione sulle
vicende di terra, in cui lo sguardo indaga l'ambiente urbano
e le condizioni di vita circostanti, le nuvole descritte rimandano
agli abitanti che sorvolano.
...
Lo sviluppo tecnico degli ultimi anni, ha reso più facile l'utilizzo
degli strumenti di comunicazione telematica, fornendo ad una
sempre più vasta platea di utenti la possibilità di accedere i
n modo creativo alla rete: nello stesso momento, in tutto il mondo,
milioni di utenti "navigano" e si possono scambiare messaggi
sotto forma scritta, sonora e visiva.
Nel nostro caso, abbiamo utilizzato uno degli strumenti più diffusi
per la creazione di un "diario di bordo" o blog, che alimentato
con testi e foto, da 1 anno "trasmette e riceve".
La rete così può essere anche intesa come territorio di poesia,
in cui senza corpo visibile d'inchiostro su carta, proseguono
ad esistere le parole che abbiamo immesso e che rimangono
per sempre disponibili ad ogni potenziale lettore
e al suo intervento critico.
...
Grazie per l'attenzione.
Gianriccardo Scheri / Enrico Mario Lazzarin
...
(Genova, 28 dicembre 2008, domenica)
314_DAL DIARIO DI FIRPO
i miei libri, i miei gatti,
si angoscia Firpo sotto le bombe:
ma nonostante le rovine,
continua a comprare gli uni
e allevare gli altri per generazioni
è l’amare in piccolo che ti salva:
sfogliare le pagine o carezzare una testa pelosa,
sentire al tatto l’amato corpo,
stringere lo spessore,
ammirare il profilo e il dorso,
il tiepido colore che si apre alle dita,
l’odore di carta inchiostro e colla,
il profumo nascosto tra le pieghe.
314_DAL DIARIO DI FIRPO
i miei libri, i miei gatti,
si angoscia Firpo sotto le bombe:
ma nonostante le rovine,
continua a comprare gli uni
e allevare gli altri per generazioni
è l’amare in piccolo che ti salva:
sfogliare le pagine o carezzare una testa pelosa,
sentire al tatto l’amato corpo,
stringere lo spessore,
ammirare il profilo e il dorso,
il tiepido colore che si apre alle dita,
l’odore di carta inchiostro e colla,
il profumo nascosto tra le pieghe.
(Genova, 22 dicembre 2008, lunedi)
312_PENSIERO IN MOTO
nell’imminenza della notte,
la nuvola con il muso lupesco
trasforma l’aspetto feroce
in pecora lanosa
nel mondo superiore ogni abitante
può mutarsi nel suo contrario:
tendere il collo con la bocca decisa nel morso
o ripiegare in testa ritrosa
che sfugge la carezza
in alta quota una corrente rivela
l’aspetto peggiore di un’apparente bonaria creatura
e tutti per aria si mostrano in perenne mutazione
tra caratteri opposti
opinioni volanti si alternano sulla coerenza terrestre
di un passo dietro l’altro:
per questo il cielo impegnato a pensare,
di continuo cambia
e invece noi ci ostiniamo nell’azione
con poche idee.
312_PENSIERO IN MOTO
nell’imminenza della notte,
la nuvola con il muso lupesco
trasforma l’aspetto feroce
in pecora lanosa
nel mondo superiore ogni abitante
può mutarsi nel suo contrario:
tendere il collo con la bocca decisa nel morso
o ripiegare in testa ritrosa
che sfugge la carezza
in alta quota una corrente rivela
l’aspetto peggiore di un’apparente bonaria creatura
e tutti per aria si mostrano in perenne mutazione
tra caratteri opposti
opinioni volanti si alternano sulla coerenza terrestre
di un passo dietro l’altro:
per questo il cielo impegnato a pensare,
di continuo cambia
e invece noi ci ostiniamo nell’azione
con poche idee.
(Settimo, sabato 27 dicembre 2008)_347
DAL POSTO DI GUIDA
Quasi fine anno:
luci dei fanali posteriori di auto vanno verso la città
come uccelli migratori in cerca di un posto caldo
dove rimanere a passare l'inverno.
I Taxisti stanchi cercano stazioni radio a loro gradite
ma non trovano mai quella giusta per l'ora che c'è,
per l'ora che vorrebbero che fosse ...
Una canzone
per il tempo tra una corsa e l'altra
tra un cliente e un caffè:
allora fischiettano melodie estive
quasi a bocca chiusa.
Come il suono dentro un termosifone
e guardano stupiti
dal posto di guida:
l'Italia
le nuvole che passano
la notte fredda.
DAL POSTO DI GUIDA
Quasi fine anno:
luci dei fanali posteriori di auto vanno verso la città
come uccelli migratori in cerca di un posto caldo
dove rimanere a passare l'inverno.
I Taxisti stanchi cercano stazioni radio a loro gradite
ma non trovano mai quella giusta per l'ora che c'è,
per l'ora che vorrebbero che fosse ...
Una canzone
per il tempo tra una corsa e l'altra
tra un cliente e un caffè:
allora fischiettano melodie estive
quasi a bocca chiusa.
Come il suono dentro un termosifone
e guardano stupiti
dal posto di guida:
l'Italia
le nuvole che passano
la notte fredda.
(Settimo, giovedi 25 dicembre 2008)_344
LA NEVE DI NATALE
Era uscito la notte prima a fare il solito lavoro di una vita.
Ma si sentiva solo pur avendo moltiplicato i suoi affari
e tutti lo invitavano a cena
a bere un caffè
un grappino
e poi da quando le poste erano state privatizzate
e milioni di suoi sosia si aggiravano per le case
nulla era come prima.
Era conosciutissimo più di Del Piero , KaKa e Maradona,
Pupo e Madonna, superava anche il Dalai Lama e il Santo Padre
anche se di un soffio.
Il Presidente del Consiglio tentò di fare
Babbo Natale Presidente,
ma l'idea fu accantonata visto il periodo.
I viaggi d'affari di Babbo Natale,
coprivano tutte le provincie e nazioni dell’ intero globo terreste.
Ma quella notte,
la Notte di Natale,
si sentiva solo e inutile
perchè dove serviva realmente non lo facevano andare
e il lavoro lo annoiava e poi non vi era più poesia
in quello che faceva.
Anche la bevanda gasata più famosa al mondo
gli fece fare uno spot pubblicitario,
che a lui non piacque e se ne lagnò con sua sorella, La Befana,
che essendo una integralista tradizionalista non volle più vederlo.
Per non parlare delle renne che erano in agitazione sindacale
per l'aumento dei "buoni mensa fieno" e i salari fermi
oramai da 8 anni con l'inflazione reale al 22%.
Si sentiva solo e disperato, quando si sentì chiamare
da una vocina che proveniva da una grata
sotto il livello della strada:
"Babbo Natale, Babbo Natale…".
Erano i bimbi dei semafori che vendevano fazzoletti e accendini
e ora cappellini illuminati da Babbo Natale,
gli accattoni degli ospedali,
le zingarelle, i ladruncoli di strada, i bimbi maltrattati e violati,
sfruttati a lavorare dall'età di soli 6-7 anni,i bimbi abbandonati.
Mille e mille occhi guardarono gli occhi stanchi di Babbo Natale
e gli chiesero:
PERCHE’?
Perchè fai questo lavoro?
Perchè noi siamo qui al freddo e abbiamo fame e sete
e altri bambini sono al caldo e hanno i pancini pieni?
Babbo Natale allora cercò di farfugliare qualcosa
poi pianse e pianse
e le sue lacrime bianche sapevano di neve,
una neve al latte molto dolce.
Era Natale e la piccola Roda si svegliò,
scese dalla roulotte arruginita,
prese un bicchiere, uscì, lo riempì di neve
e chiamò tutti gli altri bambini del mondo:
i più sfortunati
fecero colazione
con la neve
e non ebbero più freddo nè fame,
fecero colazione
con la neve dolce,
la Neve di Natale.
LA NEVE DI NATALE
Era uscito la notte prima a fare il solito lavoro di una vita.
Ma si sentiva solo pur avendo moltiplicato i suoi affari
e tutti lo invitavano a cena
a bere un caffè
un grappino
e poi da quando le poste erano state privatizzate
e milioni di suoi sosia si aggiravano per le case
nulla era come prima.
Era conosciutissimo più di Del Piero , KaKa e Maradona,
Pupo e Madonna, superava anche il Dalai Lama e il Santo Padre
anche se di un soffio.
Il Presidente del Consiglio tentò di fare
Babbo Natale Presidente,
ma l'idea fu accantonata visto il periodo.
I viaggi d'affari di Babbo Natale,
coprivano tutte le provincie e nazioni dell’ intero globo terreste.
Ma quella notte,
la Notte di Natale,
si sentiva solo e inutile
perchè dove serviva realmente non lo facevano andare
e il lavoro lo annoiava e poi non vi era più poesia
in quello che faceva.
Anche la bevanda gasata più famosa al mondo
gli fece fare uno spot pubblicitario,
che a lui non piacque e se ne lagnò con sua sorella, La Befana,
che essendo una integralista tradizionalista non volle più vederlo.
Per non parlare delle renne che erano in agitazione sindacale
per l'aumento dei "buoni mensa fieno" e i salari fermi
oramai da 8 anni con l'inflazione reale al 22%.
Si sentiva solo e disperato, quando si sentì chiamare
da una vocina che proveniva da una grata
sotto il livello della strada:
"Babbo Natale, Babbo Natale…".
Erano i bimbi dei semafori che vendevano fazzoletti e accendini
e ora cappellini illuminati da Babbo Natale,
gli accattoni degli ospedali,
le zingarelle, i ladruncoli di strada, i bimbi maltrattati e violati,
sfruttati a lavorare dall'età di soli 6-7 anni,i bimbi abbandonati.
Mille e mille occhi guardarono gli occhi stanchi di Babbo Natale
e gli chiesero:
PERCHE’?
Perchè fai questo lavoro?
Perchè noi siamo qui al freddo e abbiamo fame e sete
e altri bambini sono al caldo e hanno i pancini pieni?
Babbo Natale allora cercò di farfugliare qualcosa
poi pianse e pianse
e le sue lacrime bianche sapevano di neve,
una neve al latte molto dolce.
Era Natale e la piccola Roda si svegliò,
scese dalla roulotte arruginita,
prese un bicchiere, uscì, lo riempì di neve
e chiamò tutti gli altri bambini del mondo:
i più sfortunati
fecero colazione
con la neve
e non ebbero più freddo nè fame,
fecero colazione
con la neve dolce,
la Neve di Natale.
mercoledì 24 dicembre 2008
(Genova, 19 dicembre 2008, venerdi)
311_PUNTA DI SCARPA
un piede calzato di scuro,
una lunga punta di scarpa s’infila da levante
nello spiraglio rosa
e tiene aperto il battente al resto del giorno
è lo spigolo aguzzo del cuneo,
che ci scalza dal presente e spinge fuori quadro,
il calcio che nel contempo esclude qualcuno dal tavolo
e altri fa scivolare per la china,
la gamba tesa che traversa il percorso
su cui eri così ben avviato,
il progetto per cambiare in meglio il mondo
che inciampa nell’imprevisto sasso,
il legno storto che non accetta di raddrizzarsi
per il suo bene,
la nuvola importuna che ci rovina il sereno.
311_PUNTA DI SCARPA
un piede calzato di scuro,
una lunga punta di scarpa s’infila da levante
nello spiraglio rosa
e tiene aperto il battente al resto del giorno
è lo spigolo aguzzo del cuneo,
che ci scalza dal presente e spinge fuori quadro,
il calcio che nel contempo esclude qualcuno dal tavolo
e altri fa scivolare per la china,
la gamba tesa che traversa il percorso
su cui eri così ben avviato,
il progetto per cambiare in meglio il mondo
che inciampa nell’imprevisto sasso,
il legno storto che non accetta di raddrizzarsi
per il suo bene,
la nuvola importuna che ci rovina il sereno.
(Genova, 17 dicembre 2008, mercoledi)
309_PERLA IN CONCHIGLIA
nuvola bianca, perla in guscio nero,
appare dentro la conchiglia sospesa
sull’acqua torbida
tra palazzi fradici scorre la scalinata,
tra due argini riemersi dalla piena,
con rami e verdure impigliati nelle ringhiere:
come risalire un torrente appena trascorso
è andare incontro al passato,
salire con fatica i gradini,
a ritroso verso l’epoca da cui siamo scesi
la memoria è un impasto compresso
di carta e foglie, di pagine scritte a mano
e ritagli di giornale,
sull’orlo del tombino dove il resto è stato inghiottito:
si vorrebbe tenere pulito lo scarico,
per evitare l’ingorgo di troppi ricordi incagliati,
per favorire il deflusso del presente giù per il tubo
e proseguire per la strada ripulita.
309_PERLA IN CONCHIGLIA
nuvola bianca, perla in guscio nero,
appare dentro la conchiglia sospesa
sull’acqua torbida
tra palazzi fradici scorre la scalinata,
tra due argini riemersi dalla piena,
con rami e verdure impigliati nelle ringhiere:
come risalire un torrente appena trascorso
è andare incontro al passato,
salire con fatica i gradini,
a ritroso verso l’epoca da cui siamo scesi
la memoria è un impasto compresso
di carta e foglie, di pagine scritte a mano
e ritagli di giornale,
sull’orlo del tombino dove il resto è stato inghiottito:
si vorrebbe tenere pulito lo scarico,
per evitare l’ingorgo di troppi ricordi incagliati,
per favorire il deflusso del presente giù per il tubo
e proseguire per la strada ripulita.
(Genova, 16 dicembre 2008, martedi)
308_CAPPOTTO
verso mare è come guardare in fondo alla tasca
di un cappotto grigio,
con delle briciole impigliate nella cucitura
di acqua e cielo
poi l’occhio risale
lungo il dorso foderato di tessuto peloso,
all’insieme della confezione
di questo capo disteso con taglia fuori misura,
che non vediamo l’ora di toglierci di dosso.
308_CAPPOTTO
verso mare è come guardare in fondo alla tasca
di un cappotto grigio,
con delle briciole impigliate nella cucitura
di acqua e cielo
poi l’occhio risale
lungo il dorso foderato di tessuto peloso,
all’insieme della confezione
di questo capo disteso con taglia fuori misura,
che non vediamo l’ora di toglierci di dosso.
(Settimo, giovedi 18 dicembre 2008)_341
Dalle luci laggiù
si intravede la collina ancora bagnata
poi la pianura fin dove inizia l'Appennino
ha indossato un velo a volte spesso a volte leggero
che non ci lascia vedere
il viso della mattina.
Mattina
che nasconde i babbi natale appesi ai balconi,
legati alle grondaie alle finestre
paiono aspettare il momento buono per entrare in case riscaldate.
Il velo nasconde il sole che sarà alto
nel cielo pulito fra poco.
Sono arrivato all'incrocio con la statale 11:
guido piano, la nebbia da ieri sera ci avvolge
visibilità 40 metri
velocità 50 km orari
acceso il faro posteriore antinebbia.
Dalle luci laggiù
si intravede la collina ancora bagnata
poi la pianura fin dove inizia l'Appennino
ha indossato un velo a volte spesso a volte leggero
che non ci lascia vedere
il viso della mattina.
Mattina
che nasconde i babbi natale appesi ai balconi,
legati alle grondaie alle finestre
paiono aspettare il momento buono per entrare in case riscaldate.
Il velo nasconde il sole che sarà alto
nel cielo pulito fra poco.
Sono arrivato all'incrocio con la statale 11:
guido piano, la nebbia da ieri sera ci avvolge
visibilità 40 metri
velocità 50 km orari
acceso il faro posteriore antinebbia.
(Settimo, mercoledi 17dicembre 2008)_340
LA PIOGGIA, LA FRANA, LO SPEZZATINO CON PATATE
Passo piano
e sento l'asfalto crepato ferita scura e profonda ,
sotto le ruote della mia auto.
Piove e piove e non si vede un accidente
si percepisce che la frana ha un fronte largo e lungo,
gli uomini sono nervosi
e agitano le braccia sotto le cerate gialle
la luce blù e quella arancione dei lampeggianti
creano ombre sconosciute.
La collina pare partorire
non mi giro
sono passato
intravedo ancora lontane le luci del paese
poi sempre più vicine
sono sul Po che è grosso..
A casa mi cucino lo spezzatino con le patate:
è quello che ci vuole dopo una giornata così,
la pioggia va bene con lo spezzatino penso
mentre guardo fuori,
continua a piovere.
LA PIOGGIA, LA FRANA, LO SPEZZATINO CON PATATE
Passo piano
e sento l'asfalto crepato ferita scura e profonda ,
sotto le ruote della mia auto.
Piove e piove e non si vede un accidente
si percepisce che la frana ha un fronte largo e lungo,
gli uomini sono nervosi
e agitano le braccia sotto le cerate gialle
la luce blù e quella arancione dei lampeggianti
creano ombre sconosciute.
La collina pare partorire
non mi giro
sono passato
intravedo ancora lontane le luci del paese
poi sempre più vicine
sono sul Po che è grosso..
A casa mi cucino lo spezzatino con le patate:
è quello che ci vuole dopo una giornata così,
la pioggia va bene con lo spezzatino penso
mentre guardo fuori,
continua a piovere.
(Settimo, mercoledi 17dicembre 2008)_339
IL GUFO, LA NOTTE, GLI ADDOBBI PER NATALE
La notte si è fatta un mantello leggero di nuvole,
il fermaglio di luna l’ha tenuto stretto alle spalle
di questa notte piovosa.
Un animale notturno, probabilmente un gufo reale
ha cantato l'alba ritirandosi nella sua casa.
La notte senza mantello è diventata un addobbo di natale
e insieme alla luna scendono piano il fiume
colmo di acqua e altre cose.
Prima che la notte diventi ancora una volta notte
saranno al mare.
Sulla cima della collina il gufo canterà nuovamente.
IL GUFO, LA NOTTE, GLI ADDOBBI PER NATALE
La notte si è fatta un mantello leggero di nuvole,
il fermaglio di luna l’ha tenuto stretto alle spalle
di questa notte piovosa.
Un animale notturno, probabilmente un gufo reale
ha cantato l'alba ritirandosi nella sua casa.
La notte senza mantello è diventata un addobbo di natale
e insieme alla luna scendono piano il fiume
colmo di acqua e altre cose.
Prima che la notte diventi ancora una volta notte
saranno al mare.
Sulla cima della collina il gufo canterà nuovamente.
lunedì 15 dicembre 2008
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